Per il docente di sostegno, conoscere le principali tipologie di disabilità non significa formulare diagnosi cliniche, ma comprendere i bisogni educativi che ne derivano, secondo il modello bio-psico-sociale dell'ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, OMS 2001). Il funzionamento di una persona nasce dall'interazione tra condizione di salute, attività e partecipazione, e fattori contestuali (ambientali e personali), che possono agire da facilitatori o da barriere. Questa prospettiva sposta l'attenzione dalla sola menomazione alla rimozione degli ostacoli alla partecipazione, ed è alla base del Profilo di Funzionamento e del PEI.
La disabilità intellettiva si definisce attraverso due dimensioni: il funzionamento intellettivo generale e il comportamento adattivo (aree concettuale, sociale, pratica), con diversi livelli di gravità. Va distinta dai disturbi del linguaggio, che riguardano specificamente la comprensione o la produzione linguistica in presenza di funzionamento cognitivo nella norma.
Nella disabilità visiva si distingue tra cecità (assenza o minimo residuo visivo) e ipovisione (residuo parziale), con strumenti diversi: il Braille per la lettura/scrittura tattile, ausili ottici e mappe in rilievo per chi conserva un residuo utile. Nella disabilità uditiva si distingue tra sordità prelinguale e postlinguale; la LIS (Lingua dei Segni Italiana) è una lingua naturale visivo-gestuale della comunità sorda, mentre protesi acustiche e impianto cocleare sono ausili tecnici distinti (amplificazione del suono la prima, stimolazione elettrica del nervo acustico il secondo).
Per la disabilità motoria contano soprattutto l'accessibilità degli spazi e la rimozione delle barriere architettoniche. La pluridisabilità indica la compresenza di più disabilità nella stessa persona e richiede una progettazione integrata. Le autonomie personali (cura di sé, spostamento, gestione della vita quotidiana) sono una dimensione osservativa centrale del PEI.
L'ASD è caratterizzato da difficoltà nella comunicazione e interazione sociale, insieme a interessi ristretti e comportamenti ripetitivi; approcci come il TEACCH (strutturazione di ambiente e tempo, supporti visivi) e l'ABA (analisi del comportamento, rinforzo) puntano su prevedibilità e routine. L'ADHD si caratterizza invece per disattenzione, iperattività e impulsività, senza un deficit primario nella comunicazione sociale; le strategie in classe privilegiano compiti brevi, routine organizzative, rinforzi immediati e tecniche di automonitoraggio.
Oltre alla programmazione annuale, il PEI richiama il progetto di vita: una prospettiva di lungo periodo che orienta il percorso educativo verso l'autonomia, la partecipazione sociale e, ove possibile, l'inserimento lavorativo della persona con disabilità.
1. Secondo l'approccio attuale alla disabilità intellettiva, la valutazione della condizione si basa su due ambiti principali. Quali sono?
La disabilità intellettiva si definisce attraverso il funzionamento intellettivo generale e il comportamento adattivo nelle aree concettuale, sociale e pratica, non sul solo quoziente intellettivo. (Tipologie di disabilità — Disabilità intellettiva)
2. Un alunno presenta significative difficoltà nella comprensione e produzione del linguaggio (fonologia, sintassi, lessico), ma un funzionamento intellettivo generale e un comportamento adattivo nella norma. Questo quadro è compatibile con:
Il disturbo del linguaggio riguarda specificamente le abilità linguistiche in presenza di funzionamento intellettivo e adattivo nella norma; si distingue dalla disabilità intellettiva, che coinvolge il funzionamento cognitivo generale. (Tipologie di disabilità — Disabilità del linguaggio)
3. Nella descrizione educativa della disabilità intellettiva, i livelli di gravità (lieve, moderata, grave, gravissima) sono definiti principalmente in base:
I livelli di gravità si basano soprattutto sul grado di compromissione del comportamento adattivo, non solo sul punteggio del quoziente intellettivo. (Tipologie di disabilità — Disabilità intellettiva)
4. Per favorire l'autonomia di un alunno con disabilità intellettiva nelle attività quotidiane a scuola, una strategia didattica efficace è:
La scomposizione dei compiti in sequenze semplici, con supporti visivi e guida graduale, favorisce l'acquisizione di autonomia, coerentemente con la personalizzazione prevista dal PEI. (Tipologie di disabilità — Disabilità intellettiva)
5. Nell'ambito delle disabilità sensoriali visive, si distingue tra:
La disabilità visiva comprende la cecità, totale o con minimo residuo, e l'ipovisione, caratterizzata da un residuo visivo parziale ma funzionalmente limitato. (Tipologie di disabilità — Disabilità sensoriale visiva)
6. Il sistema Braille è:
Il Braille è un sistema di lettura e scrittura basato su combinazioni di punti in rilievo, percepibili al tatto, utilizzato dalle persone non vedenti. (Tipologie di disabilità — Disabilità sensoriale visiva)
7. Per un alunno non vedente che deve seguire una lezione di geografia con una cartina, l'insegnante di sostegno adotta come strategia più appropriata:
Per un alunno non vedente sono utili materiali tattili (mappe in rilievo, Braille) accompagnati da descrizione verbale; la LIS riguarda invece la disabilità uditiva. (Tipologie di disabilità — Disabilità sensoriale visiva)
8. Un ausilio tipico per l'autonomia di spostamento delle persone non vedenti, distinto dagli ausili per la disabilità uditiva, è:
Il bastone bianco e i percorsi tattili sono ausili per l'autonomia di movimento delle persone non vedenti; impianto cocleare, protesi acustiche e sottotitolaggio riguardano invece la disabilità uditiva. (Tipologie di disabilità — Disabilità sensoriale visiva)
9. Un alunno ipovedente, a differenza di un alunno cieco, generalmente trae beneficio soprattutto da:
L'ipovisione comporta un residuo visivo parziale che può essere valorizzato con ingrandimenti, contrasti e illuminazione adeguata, a differenza della cecità totale che richiede il Braille. (Tipologie di disabilità — Disabilità sensoriale visiva)
10. La LIS (Lingua dei Segni Italiana) è:
La LIS è una lingua naturale, visivo-gestuale, con proprie regole grammaticali, utilizzata dalla comunità sorda italiana. (Tipologie di disabilità — Disabilità sensoriale uditiva)
11. La differenza principale tra protesi acustica e impianto cocleare consiste nel fatto che:
La protesi acustica amplifica i suoni residui, mentre l'impianto cocleare, inserito chirurgicamente, stimola direttamente il nervo acustico ed è indicato nei casi di sordità profonda. (Tipologie di disabilità — Disabilità sensoriale uditiva)
12. In una classe con un alunno sordo segnante, una strategia inclusiva efficace durante le spiegazioni è:
Per un alunno sordo segnante è utile la presenza di un interprete LIS e la visibilità del volto del docente, che favorisce la lettura labiale; il Braille non è pertinente alla disabilità uditiva. (Tipologie di disabilità — Disabilità sensoriale uditiva)
13. Quale delle seguenti affermazioni sulla sordità è ERRATA?
Il Braille è un sistema di scrittura per non vedenti, non uno strumento di comunicazione delle persone sorde, che utilizzano invece la LIS, la lettura labiale o la lingua orale. (Tipologie di disabilità — Disabilità sensoriale uditiva)
14. Il termine 'pluridisabilità' indica:
La pluridisabilità (o disabilità plurima) indica la presenza contemporanea di più disabilità, ad esempio motoria e sensoriale, nella stessa persona. (Tipologie di disabilità — Disabilità motoria e pluridisabilità)
15. Per un alunno con disabilità motoria, la piena partecipazione scolastica dipende in misura rilevante:
La partecipazione scolastica degli alunni con disabilità motoria è favorita soprattutto dall'accessibilità degli ambienti e dalla rimozione delle barriere architettoniche, coerentemente con il modello bio-psico-sociale. (Tipologie di disabilità — Disabilità motoria e pluridisabilità)
16. Un alunno con disabilità motoria che utilizza una carrozzina deve partecipare a un'attività laboratoriale in un'aula con banchi fissi e stretti passaggi. La strategia più coerente con l'inclusione è:
L'inclusione richiede di intervenire sul contesto (barriere ambientali) per garantire l'effettiva partecipazione dell'alunno, coerentemente con l'approccio bio-psico-sociale. (Tipologie di disabilità — Disabilità motoria e pluridisabilità)
17. Nell'ambito del PEI, le 'autonomie personali' di un alunno con disabilità si riferiscono principalmente:
Le autonomie personali riguardano la capacità dell'alunno di gestire in modo sempre più indipendente la cura di sé, gli spostamenti e le attività della vita quotidiana; sono una delle dimensioni osservate nel PEI. (Tipologie di disabilità — Autonomie personali)
18. Le due aree principali di caratteristiche che definiscono il disturbo dello spettro autistico (ASD) sono:
Il disturbo dello spettro autistico è caratterizzato da difficoltà persistenti nella comunicazione e interazione sociale, insieme a pattern ristretti e ripetitivi di comportamento e interessi. (Tipologie di disabilità — Disturbi dello spettro autistico)
19. Un alunno mostra difficoltà persistenti nell'interazione sociale reciproca, interessi molto ristretti e insistenza per la routine, ma non presenta un livello significativo di iperattività motoria. Questo profilo è maggiormente compatibile con:
Le difficoltà nell'interazione sociale, gli interessi ristretti e l'insistenza sulla routine sono caratteristiche nucleari dell'ASD, distinte dal quadro dell'ADHD, centrato su disattenzione, iperattività e impulsività. (Tipologie di disabilità — Disturbi dello spettro autistico)
20. L'approccio TEACCH, utilizzato con alunni con disturbo dello spettro autistico, si basa principalmente su:
Il TEACCH propone la strutturazione dell'ambiente, del tempo e delle attività, con supporti visivi, per rendere il contesto più prevedibile e comprensibile per la persona con autismo. (Tipologie di disabilità — Disturbi dello spettro autistico)
21. L'ABA (Applied Behavior Analysis), tra gli approcci utilizzati con alunni con disturbo dello spettro autistico, si fonda su:
L'ABA applica i principi dell'analisi del comportamento, in particolare l'uso sistematico del rinforzo, per insegnare e consolidare comportamenti funzionali e adattivi. (Tipologie di disabilità — Disturbi dello spettro autistico)
22. Un alunno con disturbo dello spettro autistico manifesta forte disagio di fronte a cambiamenti improvvisi dell'orario scolastico. Una strategia educativa appropriata è:
Per gli alunni con ASD, la prevedibilità e l'anticipazione dei cambiamenti tramite supporti visivi (agende, orari) riducono l'ansia legata alle transizioni. (Tipologie di disabilità — Disturbi dello spettro autistico)
23. Nella descrizione del disturbo dello spettro autistico, il termine 'spettro' indica che:
Il termine 'spettro' indica l'ampia eterogeneità delle manifestazioni e dei livelli di gravità del disturbo, da profili con minore a maggiore necessità di supporto. (Tipologie di disabilità — Disturbi dello spettro autistico)
24. Un alunno con disturbo dello spettro autistico mostra un interesse molto intenso e circoscritto per i treni. Un uso educativo efficace di tale interesse consiste nel:
Gli interessi ristretti, tipici dell'ASD, possono essere valorizzati come leva motivazionale per veicolare apprendimenti in diverse discipline. (Tipologie di disabilità — Disturbi dello spettro autistico)
25. Le tre caratteristiche fondamentali dell'ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) sono:
L'ADHD è caratterizzato da un pattern persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il funzionamento e lo sviluppo. (Tipologie di disabilità — ADHD)
26. Per un alunno con ADHD che fatica a mantenere l'attenzione durante lezioni lunghe, una strategia efficace in classe è:
Compiti brevi, pause frequenti e momenti di movimento strutturato aiutano l'alunno con ADHD a sostenere l'attenzione e a gestire l'iperattività. (Tipologie di disabilità — ADHD)
27. Un alunno con ADHD interrompe frequentemente i compagni e fatica ad aspettare il proprio turno. Una strategia educativa mirata a questo aspetto è:
Regole chiare sui turni e rinforzi immediati e positivi aiutano l'alunno con ADHD a gestire l'impulsività, favorendo l'autoregolazione. (Tipologie di disabilità — ADHD)
28. A differenza del disturbo dello spettro autistico, l'ADHD si caratterizza principalmente per:
L'ADHD ha come nucleo la disattenzione, l'iperattività e l'impulsività; il deficit primario della comunicazione sociale e gli interessi ristretti sono invece caratteristiche nucleari dell'ASD. (Tipologie di disabilità — ADHD)
29. In ambito scolastico, la componente 'iperattività' dell'ADHD si manifesta tipicamente con:
L'iperattività si manifesta con difficoltà a stare fermi, irrequietezza motoria e bisogno di muoversi, spesso in contesti che richiedono immobilità prolungata. (Tipologie di disabilità — ADHD)
30. Un alunno con ADHD dimentica spesso il materiale scolastico e fatica a organizzare il proprio lavoro. Una misura di supporto efficace è:
Checklist visive e routine organizzative aiutano l'alunno con ADHD a compensare le difficoltà di pianificazione e memoria di lavoro, tipiche della disattenzione. (Tipologie di disabilità — ADHD)
31. Un alunno con ADHD, pur avendo un funzionamento intellettivo nella norma, può incontrare difficoltà scolastiche significative principalmente a causa di:
Le difficoltà scolastiche nell'ADHD derivano spesso da compromissioni delle funzioni esecutive (pianificazione, autoregolazione, memoria di lavoro), non da un deficit intellettivo generale. (Tipologie di disabilità — ADHD)
32. L'approccio bio-psico-sociale dell'ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento) applicato alle diverse condizioni di disabilità considera:
L'ICF adotta un modello bio-psico-sociale che considera il funzionamento della persona come risultato dell'interazione tra condizione di salute, attività/partecipazione e fattori contestuali (ambientali e personali). (Tipologie di disabilità — Approccio ICF e progetto di vita)
33. Il 'progetto di vita' per un alunno con disabilità, richiamato all'interno del PEI, si riferisce a:
Il progetto di vita rappresenta una visione di lungo periodo che accompagna la progettazione educativa verso l'autonomia, la partecipazione sociale e le prospettive future della persona con disabilità. (Tipologie di disabilità — Approccio ICF e progetto di vita)
34. Applicando il modello ICF alla progettazione educativa per un alunno con disabilità motoria, il docente di sostegno dovrebbe focalizzarsi principalmente su:
Il modello ICF sposta l'attenzione dalla sola menomazione all'individuazione di facilitatori e barriere del contesto, per progettare interventi che favoriscano la partecipazione. (Tipologie di disabilità — Approccio ICF e progetto di vita)
35. Per un alunno con gravi difficoltà nel linguaggio espressivo, che comprende ma non riesce a produrre linguaggio verbale funzionale, uno strumento educativo pertinente è:
La CAA, con strumenti come tabelle di simboli o il sistema PECS, supporta la comunicazione di alunni con gravi difficoltà nel linguaggio espressivo verbale. (Tipologie di disabilità — Disabilità del linguaggio)