La progettazione didattica orientata alle competenze si organizza in Unità di Apprendimento (UDA), percorsi costruiti attorno a un compito di realtà che chiede all'alunno di mobilitare conoscenze, abilità e atteggiamenti su un problema autentico, valutato con rubriche a livelli di padronanza. La tassonomia di Bloom (1956), poi rivista da Anderson e Krathwohl (2001) con la sequenza ricordare-comprendere-applicare-analizzare-valutare-creare, aiuta a graduare obiettivi e prove secondo la complessità cognitiva richiesta. Elio Damiano ha classificato i mediatori didattici, cioè gli strumenti con cui l'insegnante rende comunicabile il sapere, in quattro tipi: attivi (l'azione diretta sulla realtà), iconici (immagini e schemi), analogici (simulazioni, giochi di ruolo) e simbolici (parola e codici convenzionali); il passaggio graduale dal concreto all'astratto è particolarmente utile con alunni con disabilità.
Il cooperative learning, sistematizzato da David e Roger Johnson e arricchito dalle strutture operative di Spencer Kagan, si fonda su cinque elementi: interdipendenza positiva, responsabilità individuale, interazione promozionale faccia a faccia, abilità sociali e revisione di gruppo (processing). Distinto da esso è il peer tutoring, in cui un alunno-tutor sostiene un compagno in modo strutturato, mentre la peer education promuove uno scambio orizzontale tra pari anche su temi extradisciplinari. La flipped classroom capovolge i tempi tradizionali, spostando a casa la fruizione dei contenuti e riservando il tempo in classe ad attività applicative; la didattica laboratoriale, ispirata al learning by doing di Dewey, privilegia il fare e la sperimentazione diretta; il problem solving e il problem based learning organizzano l'apprendimento attorno alla definizione e alla soluzione di problemi reali.
La didattica metacognitiva, richiamando gli studi di Flavell su conoscenza e controllo metacognitivo, insegna a pianificare, monitorare e valutare i propri processi di studio. David Ausubel ha teorizzato l'apprendimento significativo, che si realizza quando il nuovo contenuto si ancora in modo non arbitrario alle conoscenze pregresse dell'alunno grazie a organizzatori anticipati, in opposizione all'apprendimento meccanico e mnemonico. Massimo Baldacci distingue infine individualizzazione, che differenzia i percorsi per far raggiungere a tutti gli stessi obiettivi essenziali comuni, e personalizzazione, che valorizza le potenzialità specifiche di ciascun alunno differenziando anche gli obiettivi stessi.
Un clima di classe positivo, fondato su regole condivise, ascolto e valorizzazione delle differenze, è condizione essenziale per la partecipazione di tutti. Strategie efficaci includono spazi flessibili, consegne chiare, alternanza di attività e feedback frequenti, oltre a interventi mirati su dinamiche relazionali critiche, per esempio in presenza di alunni con disabilità sensoriali, ADHD o disturbi dello spettro autistico. L'inclusione resta compito dell'intero consiglio di classe, in coerenza con il principio di contitolarità e corresponsabilità educativa dell'insegnante di sostegno.
1. Cos'è una UDA (Unità di Apprendimento) nella progettazione per competenze?
La UDA è un percorso didattico centrato su un compito di realtà, finalizzato allo sviluppo e alla verifica di competenze. (Didattica inclusiva — Progettazione per competenze e UDA)
2. Nella tassonomia di Bloom (versione originale, 1956), quale livello rappresenta il gradino più elementare del dominio cognitivo?
Nella piramide originale di Bloom la conoscenza è il livello base, su cui si costruiscono i livelli superiori. (Didattica inclusiva — Tassonomia di Bloom)
3. Nella revisione della tassonomia di Bloom operata da Anderson e Krathwohl (2001), quale livello sostituisce e trasforma in verbo il precedente livello di "sintesi", collocandosi al vertice della piramide?
Nella versione rivista la sintesi diventa "creare" e viene collocata al vertice, sopra "valutare". (Didattica inclusiva — Tassonomia di Bloom)
4. Un docente vuole progettare una prova che richieda agli studenti non solo di ricordare informazioni, ma di riorganizzarle per produrre un elaborato originale (ad esempio un depliant informativo). A quale livello della tassonomia di Bloom fa riferimento tale richiesta?
Produrre un elaborato originale corrisponde al livello più alto della tassonomia, quello della creazione/sintesi. (Didattica inclusiva — Tassonomia di Bloom)
5. Secondo Elio Damiano, cosa si intende per "mediatori didattici"?
I mediatori didattici sono, per Damiano, gli strumenti con cui l'insegnante rende comunicabile il sapere. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))
6. Nella classificazione di Damiano, quale tipo di mediatore didattico corrisponde all'uso di un'esperienza pratica diretta, come manipolare un oggetto o svolgere un'azione concreta?
Il mediatore attivo è legato al fare concreto, all'azione diretta sulla realtà. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))
7. Quale mediatore didattico, secondo Damiano, si basa su rappresentazioni grafiche come immagini, disegni, schemi o fotografie?
Il mediatore iconico utilizza rappresentazioni visive come immagini e schemi. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))
8. Quale mediatore didattico, nella classificazione di Damiano, comprende simulazioni, giochi di ruolo e drammatizzazioni che permettono di sperimentare per analogia una situazione reale?
Il mediatore analogico ricrea per analogia una situazione, ad esempio tramite simulazioni o giochi di ruolo. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))
9. Quale dei seguenti mediatori didattici, secondo Damiano, è il più astratto e si basa su linguaggi convenzionali come la parola scritta o parlata e i simboli matematici?
Il mediatore simbolico è il più astratto, fondato su codici convenzionali come parole e simboli. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))
10. Un insegnante di sostegno, per introdurre un alunno con disabilità intellettiva a un concetto astratto, decide di far manipolare oggetti concreti prima di passare a rappresentazioni grafiche e infine al linguaggio verbale. Quale principio didattico sta applicando?
Procedere dal mediatore attivo verso quello iconico e simbolico facilita gradualmente l'accesso a contenuti astratti. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))
11. Nella progettazione per competenze, cosa si intende comunemente per "compito di realtà" (o compito autentico)?
Il compito di realtà mobilita conoscenze e abilità in un problema complesso vicino a situazioni reali. (Didattica inclusiva — Progettazione per competenze e UDA)
12. Un consiglio di classe deve progettare una UDA interdisciplinare da proporre a tutta la classe, compreso un alunno con disabilità. Quale accorgimento è coerente con i principi della progettazione per competenze e dell'inclusione?
Un compito di realtà comune con obiettivi e livelli di partecipazione differenziati coniuga progettazione per competenze e inclusione. (Didattica inclusiva — Progettazione per competenze e UDA)
13. Quale delle seguenti affermazioni descrive correttamente la differenza tra "programmazione per obiettivi" e "progettazione per competenze"?
La progettazione per competenze sposta il focus dai contenuti alla mobilitazione di conoscenze e abilità in situazioni reali. (Didattica inclusiva — Progettazione per competenze e UDA)
14. Nella tassonomia di Bloom, a quale livello corrisponde la richiesta di "spiegare con parole proprie" il significato di un concetto appreso?
Spiegare con parole proprie un concetto corrisponde al livello della comprensione. (Didattica inclusiva — Tassonomia di Bloom)
15. Un docente predispone per una UDA una rubrica di valutazione articolata in livelli di padronanza (ad esempio base, intermedio, avanzato) riferiti a indicatori osservabili. Quale funzione assolve principalmente questo strumento?
La rubrica esplicita i criteri di valutazione delle competenze per livelli di padronanza, favorendo trasparenza e autovalutazione. (Didattica inclusiva — Progettazione per competenze e UDA)
16. Quale coppia di autori è tradizionalmente associata alla teorizzazione sistematica del cooperative learning attraverso i cinque elementi fondamentali (interdipendenza positiva, responsabilità individuale, interazione promozionale, abilità sociali, valutazione di gruppo)?
David e Roger Johnson hanno sistematizzato i cinque elementi fondamentali del cooperative learning. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)
17. Cosa si intende, nel cooperative learning, per "interdipendenza positiva"?
L'interdipendenza positiva lega il successo individuale a quello dell'intero gruppo. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)
18. Quale studioso è noto in particolare per l'approccio strutturale al cooperative learning, basato su numerose "strutture" cooperative operative (come Think-Pair-Share o Numbered Heads Together) applicabili concretamente in classe?
Spencer Kagan ha elaborato l'approccio strutturale, con numerose strutture cooperative operative applicabili in classe. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)
19. Cosa si intende per "peer tutoring"?
Il peer tutoring prevede che un alunno-tutor sostenga l'apprendimento di uno o più compagni. (Didattica inclusiva — Peer tutoring e peer education)
20. In una classe inclusiva, un docente affianca un alunno più esperto in matematica a un compagno con difficoltà in questa disciplina, assegnando al primo il ruolo di guida in attività strutturate e periodiche. Quale metodologia sta applicando?
L'assegnazione strutturata di un ruolo di tutor a un compagno più esperto è tipica del peer tutoring. (Didattica inclusiva — Peer tutoring e peer education)
21. In cosa si distingue principalmente la "peer education" dal "peer tutoring"?
La peer education è uno scambio orizzontale tra pari, diverso dalla relazione asimmetrica tutor-tutee del peer tutoring. (Didattica inclusiva — Peer tutoring e peer education)
22. Cosa caratterizza la metodologia della "flipped classroom" (classe capovolta)?
La flipped classroom inverte i momenti tradizionali: contenuti teorici a casa, applicazione in classe. (Didattica inclusiva — Flipped classroom)
23. Un docente vuole utilizzare il tempo in classe per svolgere attività laboratoriali e chiarire dubbi, assegnando come compito a casa la visione di brevi video esplicativi sul nuovo argomento. Quale approccio metodologico sta adottando?
L'inversione tra fruizione dei contenuti a casa e attività applicative in classe è propria della flipped classroom. (Didattica inclusiva — Flipped classroom)
24. Cosa si intende per "didattica laboratoriale"?
La didattica laboratoriale privilegia il fare e la sperimentazione diretta come via di costruzione del sapere. (Didattica inclusiva — Didattica laboratoriale)
25. Il problem solving, come processo didattico, prevede tipicamente quali fasi principali?
Il problem solving si articola in definizione del problema, generazione di ipotesi e verifica della soluzione. (Didattica inclusiva — Problem solving e problem based learning)
26. Un docente propone alla classe una situazione problematica reale e non strutturata, invitando gli alunni a formulare ipotesi, cercare informazioni e proporre soluzioni condivise, con il docente nel ruolo di facilitatore. Quale metodologia sta impiegando?
L'apprendimento organizzato attorno a un problema reale, con il docente come facilitatore, è il problem based learning. (Didattica inclusiva — Problem solving e problem based learning)
27. Quale elemento del cooperative learning si riferisce al fatto che ogni membro del gruppo deve rendere conto del proprio contributo, evitando che il lavoro ricada solo su alcuni?
La responsabilità individuale garantisce che ciascun membro renda conto del proprio contributo al gruppo. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)
28. Cosa si intende, nel cooperative learning, per "interazione promozionale faccia a faccia"?
L'interazione promozionale è lo scambio diretto di aiuto e incoraggiamento reciproco tra i membri del gruppo. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)
29. In una classe con un alunno con disturbo dello spettro autistico, un docente organizza un'attività di cooperative learning strutturando con precisione ruoli, tempi e regole di interazione, per ridurre l'imprevedibilità e favorire la partecipazione dell'alunno. Quale coerenza metodologica presenta questa scelta?
Strutturare ruoli, tempi e regole nel cooperative learning è coerente con l'esigenza di prevedibilità propria degli approcci per l'autismo. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)
30. Quale delle seguenti è una finalità specifica del cooperative learning in chiave inclusiva?
Il cooperative learning valorizza le diverse abilità di ciascun alunno all'interno di un compito comune, favorendo l'inclusione. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)
31. Quale delle seguenti affermazioni sul cooperative learning è ERRATA?
Il cooperative learning richiede una struttura intenzionale di ruoli, obiettivi e responsabilità, non la semplice vicinanza fisica. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)
32. Un docente, dopo un'attività di gruppo, dedica un momento in cui i gruppi riflettono su come hanno lavorato insieme, cosa ha funzionato e cosa migliorare. A quale elemento del cooperative learning corrisponde questa fase?
La riflessione conclusiva sul funzionamento del gruppo corrisponde alla fase di valutazione/revisione di gruppo. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)
33. La didattica laboratoriale si fonda in particolare sul principio del "learning by doing" (imparare facendo), riconducibile in ambito pedagogico soprattutto a quale autore?
Il principio del learning by doing è centrale nella pedagogia attivistica di John Dewey. (Didattica inclusiva — Didattica laboratoriale)
34. Un docente vuole scegliere la metodologia più adatta per far sì che un alunno con difficoltà di attenzione sostenuta rimanga coinvolto attivamente durante una lezione su un argomento complesso, favorendo momenti di manipolazione e sperimentazione diretta. Quale approccio risulta più coerente con questo obiettivo?
La didattica laboratoriale, favorendo attività concrete, sostiene il coinvolgimento attivo di alunni con difficoltà attentive. (Didattica inclusiva — Didattica laboratoriale)
35. Una classe deve affrontare un tema complesso e il docente decide di dividere gli alunni in piccoli gruppi eterogenei per abilità, assegnando ruoli specifici e un obiettivo comune raggiungibile solo con il contributo di tutti. Quale metodologia sta applicando?
Gruppi eterogenei con ruoli e obiettivo comune raggiungibile solo insieme sono caratteristici del cooperative learning. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)