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🧩 Didattica e metodologie inclusive

Progettare per competenze

La progettazione didattica orientata alle competenze si organizza in Unità di Apprendimento (UDA), percorsi costruiti attorno a un compito di realtà che chiede all'alunno di mobilitare conoscenze, abilità e atteggiamenti su un problema autentico, valutato con rubriche a livelli di padronanza. La tassonomia di Bloom (1956), poi rivista da Anderson e Krathwohl (2001) con la sequenza ricordare-comprendere-applicare-analizzare-valutare-creare, aiuta a graduare obiettivi e prove secondo la complessità cognitiva richiesta. Elio Damiano ha classificato i mediatori didattici, cioè gli strumenti con cui l'insegnante rende comunicabile il sapere, in quattro tipi: attivi (l'azione diretta sulla realtà), iconici (immagini e schemi), analogici (simulazioni, giochi di ruolo) e simbolici (parola e codici convenzionali); il passaggio graduale dal concreto all'astratto è particolarmente utile con alunni con disabilità.

Metodologie attive e inclusive

Il cooperative learning, sistematizzato da David e Roger Johnson e arricchito dalle strutture operative di Spencer Kagan, si fonda su cinque elementi: interdipendenza positiva, responsabilità individuale, interazione promozionale faccia a faccia, abilità sociali e revisione di gruppo (processing). Distinto da esso è il peer tutoring, in cui un alunno-tutor sostiene un compagno in modo strutturato, mentre la peer education promuove uno scambio orizzontale tra pari anche su temi extradisciplinari. La flipped classroom capovolge i tempi tradizionali, spostando a casa la fruizione dei contenuti e riservando il tempo in classe ad attività applicative; la didattica laboratoriale, ispirata al learning by doing di Dewey, privilegia il fare e la sperimentazione diretta; il problem solving e il problem based learning organizzano l'apprendimento attorno alla definizione e alla soluzione di problemi reali.

Metacognizione, apprendimento significativo e differenziazione

La didattica metacognitiva, richiamando gli studi di Flavell su conoscenza e controllo metacognitivo, insegna a pianificare, monitorare e valutare i propri processi di studio. David Ausubel ha teorizzato l'apprendimento significativo, che si realizza quando il nuovo contenuto si ancora in modo non arbitrario alle conoscenze pregresse dell'alunno grazie a organizzatori anticipati, in opposizione all'apprendimento meccanico e mnemonico. Massimo Baldacci distingue infine individualizzazione, che differenzia i percorsi per far raggiungere a tutti gli stessi obiettivi essenziali comuni, e personalizzazione, che valorizza le potenzialità specifiche di ciascun alunno differenziando anche gli obiettivi stessi.

Gestione della classe inclusiva

Un clima di classe positivo, fondato su regole condivise, ascolto e valorizzazione delle differenze, è condizione essenziale per la partecipazione di tutti. Strategie efficaci includono spazi flessibili, consegne chiare, alternanza di attività e feedback frequenti, oltre a interventi mirati su dinamiche relazionali critiche, per esempio in presenza di alunni con disabilità sensoriali, ADHD o disturbi dello spettro autistico. L'inclusione resta compito dell'intero consiglio di classe, in coerenza con il principio di contitolarità e corresponsabilità educativa dell'insegnante di sostegno.

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Preguntas de muestra (35)

1. Cos'è una UDA (Unità di Apprendimento) nella progettazione per competenze?

  1. Un percorso didattico organizzato attorno a un compito di realtà, volto a far acquisire competenze verificabili attraverso prodotti e prove autentiche
  2. Una singola lezione frontale su un argomento disciplinare, senza verifica delle competenze acquisite
  3. Un elenco di contenuti disciplinari da trasmettere in sequenza cronologica
  4. Una prova scritta strutturata per la valutazione sommativa finale del quadrimestre

La UDA è un percorso didattico centrato su un compito di realtà, finalizzato allo sviluppo e alla verifica di competenze. (Didattica inclusiva — Progettazione per competenze e UDA)

2. Nella tassonomia di Bloom (versione originale, 1956), quale livello rappresenta il gradino più elementare del dominio cognitivo?

  1. La conoscenza, cioè il ricordo di fatti, termini e informazioni
  2. La valutazione, cioè la formulazione di giudizi motivati
  3. La sintesi, cioè la produzione di un elaborato originale
  4. L'applicazione, cioè l'uso di principi in situazioni nuove

Nella piramide originale di Bloom la conoscenza è il livello base, su cui si costruiscono i livelli superiori. (Didattica inclusiva — Tassonomia di Bloom)

3. Nella revisione della tassonomia di Bloom operata da Anderson e Krathwohl (2001), quale livello sostituisce e trasforma in verbo il precedente livello di "sintesi", collocandosi al vertice della piramide?

  1. Creare, posto al vertice della piramide al posto della valutazione
  2. Comprendere, posto al primo livello della piramide
  3. Applicare, posto al livello intermedio della piramide
  4. Ricordare, posto alla base della piramide

Nella versione rivista la sintesi diventa "creare" e viene collocata al vertice, sopra "valutare". (Didattica inclusiva — Tassonomia di Bloom)

4. Un docente vuole progettare una prova che richieda agli studenti non solo di ricordare informazioni, ma di riorganizzarle per produrre un elaborato originale (ad esempio un depliant informativo). A quale livello della tassonomia di Bloom fa riferimento tale richiesta?

  1. Al livello più alto, quello della creazione/sintesi, che implica la produzione di qualcosa di nuovo a partire da elementi noti
  2. Al livello della conoscenza, che richiede solo il richiamo mnemonico di informazioni
  3. Al livello della comprensione, che richiede di spiegare con parole proprie un concetto
  4. Al livello dell'applicazione, che richiede di eseguire una procedura già appresa

Produrre un elaborato originale corrisponde al livello più alto della tassonomia, quello della creazione/sintesi. (Didattica inclusiva — Tassonomia di Bloom)

5. Secondo Elio Damiano, cosa si intende per "mediatori didattici"?

  1. Gli strumenti e le strategie che l'insegnante utilizza per rendere accessibile e comunicabile il sapere agli allievi
  2. I documenti normativi che regolano l'organizzazione della scuola
  3. Le prove di verifica sommativa utilizzate per la valutazione finale
  4. I colleghi del consiglio di classe coinvolti nella corresponsabilità educativa

I mediatori didattici sono, per Damiano, gli strumenti con cui l'insegnante rende comunicabile il sapere. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))

6. Nella classificazione di Damiano, quale tipo di mediatore didattico corrisponde all'uso di un'esperienza pratica diretta, come manipolare un oggetto o svolgere un'azione concreta?

  1. Il mediatore attivo
  2. Il mediatore iconico
  3. Il mediatore simbolico
  4. Il mediatore analogico

Il mediatore attivo è legato al fare concreto, all'azione diretta sulla realtà. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))

7. Quale mediatore didattico, secondo Damiano, si basa su rappresentazioni grafiche come immagini, disegni, schemi o fotografie?

  1. Il mediatore iconico
  2. Il mediatore attivo
  3. Il mediatore simbolico
  4. Il mediatore analogico

Il mediatore iconico utilizza rappresentazioni visive come immagini e schemi. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))

8. Quale mediatore didattico, nella classificazione di Damiano, comprende simulazioni, giochi di ruolo e drammatizzazioni che permettono di sperimentare per analogia una situazione reale?

  1. Il mediatore analogico
  2. Il mediatore simbolico
  3. Il mediatore iconico
  4. Il mediatore attivo

Il mediatore analogico ricrea per analogia una situazione, ad esempio tramite simulazioni o giochi di ruolo. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))

9. Quale dei seguenti mediatori didattici, secondo Damiano, è il più astratto e si basa su linguaggi convenzionali come la parola scritta o parlata e i simboli matematici?

  1. Il mediatore simbolico
  2. Il mediatore attivo
  3. Il mediatore iconico
  4. Il mediatore analogico

Il mediatore simbolico è il più astratto, fondato su codici convenzionali come parole e simboli. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))

10. Un insegnante di sostegno, per introdurre un alunno con disabilità intellettiva a un concetto astratto, decide di far manipolare oggetti concreti prima di passare a rappresentazioni grafiche e infine al linguaggio verbale. Quale principio didattico sta applicando?

  1. Il passaggio graduale tra mediatori didattici, dal concreto verso forme più astratte, per facilitare la comprensione
  2. L'uso esclusivo del mediatore simbolico fin dall'inizio, per abituare l'alunno all'astrazione
  3. La sostituzione della progettazione individualizzata con una lezione frontale standard
  4. L'applicazione di una valutazione sommativa priva di osservazione in itinere

Procedere dal mediatore attivo verso quello iconico e simbolico facilita gradualmente l'accesso a contenuti astratti. (Didattica inclusiva — Mediatori didattici (Damiano))

11. Nella progettazione per competenze, cosa si intende comunemente per "compito di realtà" (o compito autentico)?

  1. Un compito che chiede all'alunno di risolvere un problema complesso, vicino a situazioni reali, mobilitando conoscenze, abilità e atteggiamenti
  2. Un esercizio ripetitivo di consolidamento su un singolo contenuto disciplinare
  3. Un test a risposta multipla incentrato sulla memorizzazione di date e definizioni
  4. Una interrogazione orale tradizionale priva di collegamento con contesti reali

Il compito di realtà mobilita conoscenze e abilità in un problema complesso vicino a situazioni reali. (Didattica inclusiva — Progettazione per competenze e UDA)

12. Un consiglio di classe deve progettare una UDA interdisciplinare da proporre a tutta la classe, compreso un alunno con disabilità. Quale accorgimento è coerente con i principi della progettazione per competenze e dell'inclusione?

  1. Definire un compito di realtà comune, prevedendo al contempo obiettivi e livelli di partecipazione differenziati coerenti con il PEI dell'alunno
  2. Escludere l'alunno con disabilità dalla UDA comune e predisporre per lui un'attività del tutto separata e scollegata dal gruppo classe
  3. Somministrare a tutta la classe, incluso l'alunno con disabilità, la medesima prova finale senza alcuna differenziazione
  4. Rinviare la valutazione delle competenze dell'alunno con disabilità a un momento successivo, non integrato nella UDA

Un compito di realtà comune con obiettivi e livelli di partecipazione differenziati coniuga progettazione per competenze e inclusione. (Didattica inclusiva — Progettazione per competenze e UDA)

13. Quale delle seguenti affermazioni descrive correttamente la differenza tra "programmazione per obiettivi" e "progettazione per competenze"?

  1. La programmazione per obiettivi si concentra sui contenuti disciplinari da trasmettere, mentre la progettazione per competenze pone al centro la capacità dell'alunno di mobilitare conoscenze e abilità in situazioni reali
  2. La programmazione per obiettivi è centrata sull'alunno, mentre la progettazione per competenze è centrata esclusivamente sul docente
  3. Le due espressioni sono sinonimi e indicano lo stesso approccio didattico
  4. La progettazione per competenze esclude qualsiasi riferimento ai contenuti disciplinari

La progettazione per competenze sposta il focus dai contenuti alla mobilitazione di conoscenze e abilità in situazioni reali. (Didattica inclusiva — Progettazione per competenze e UDA)

14. Nella tassonomia di Bloom, a quale livello corrisponde la richiesta di "spiegare con parole proprie" il significato di un concetto appreso?

  1. Al livello della comprensione
  2. Al livello della conoscenza
  3. Al livello dell'analisi
  4. Al livello della valutazione

Spiegare con parole proprie un concetto corrisponde al livello della comprensione. (Didattica inclusiva — Tassonomia di Bloom)

15. Un docente predispone per una UDA una rubrica di valutazione articolata in livelli di padronanza (ad esempio base, intermedio, avanzato) riferiti a indicatori osservabili. Quale funzione assolve principalmente questo strumento?

  1. Rendere trasparenti ed espliciti i criteri con cui viene valutato il grado di raggiungimento delle competenze attese, favorendo anche l'autovalutazione
  2. Sostituire completamente l'osservazione in itinere dell'alunno durante lo svolgimento del compito
  3. Limitare la valutazione al solo prodotto finale, escludendo il processo di apprendimento
  4. Standardizzare i contenuti disciplinari da trasmettere indipendentemente dal contesto classe

La rubrica esplicita i criteri di valutazione delle competenze per livelli di padronanza, favorendo trasparenza e autovalutazione. (Didattica inclusiva — Progettazione per competenze e UDA)

16. Quale coppia di autori è tradizionalmente associata alla teorizzazione sistematica del cooperative learning attraverso i cinque elementi fondamentali (interdipendenza positiva, responsabilità individuale, interazione promozionale, abilità sociali, valutazione di gruppo)?

  1. David e Roger Johnson
  2. Jean Piaget e Lev Vygotskij
  3. John Dewey e Maria Montessori
  4. Jerome Bruner e Howard Gardner

David e Roger Johnson hanno sistematizzato i cinque elementi fondamentali del cooperative learning. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)

17. Cosa si intende, nel cooperative learning, per "interdipendenza positiva"?

  1. La condizione per cui il successo di ciascun membro del gruppo è legato al successo degli altri, per cui si riesce solo se si riesce insieme
  2. La possibilità che ogni membro del gruppo lavori in totale autonomia senza alcun legame con gli altri
  3. La competizione tra i membri del gruppo per ottenere il punteggio più alto
  4. L'assegnazione di un unico voto di gruppo indipendentemente dal contributo individuale

L'interdipendenza positiva lega il successo individuale a quello dell'intero gruppo. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)

18. Quale studioso è noto in particolare per l'approccio strutturale al cooperative learning, basato su numerose "strutture" cooperative operative (come Think-Pair-Share o Numbered Heads Together) applicabili concretamente in classe?

  1. Spencer Kagan
  2. Elio Damiano
  3. Benjamin Bloom
  4. David Ausubel

Spencer Kagan ha elaborato l'approccio strutturale, con numerose strutture cooperative operative applicabili in classe. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)

19. Cosa si intende per "peer tutoring"?

  1. Una modalità in cui un alunno, con un ruolo di tutor, affianca e sostiene l'apprendimento di uno o più compagni
  2. Un metodo in cui il docente lavora individualmente con ogni alunno, senza coinvolgere i compagni
  3. Una modalità di valutazione in cui gli alunni si assegnano reciprocamente un voto finale
  4. Una tecnica di insegnamento basata esclusivamente sulla lezione frontale del docente

Il peer tutoring prevede che un alunno-tutor sostenga l'apprendimento di uno o più compagni. (Didattica inclusiva — Peer tutoring e peer education)

20. In una classe inclusiva, un docente affianca un alunno più esperto in matematica a un compagno con difficoltà in questa disciplina, assegnando al primo il ruolo di guida in attività strutturate e periodiche. Quale metodologia sta applicando?

  1. Il peer tutoring
  2. La didattica frontale trasmissiva
  3. Il problem based learning individuale
  4. La flipped classroom

L'assegnazione strutturata di un ruolo di tutor a un compagno più esperto è tipica del peer tutoring. (Didattica inclusiva — Peer tutoring e peer education)

21. In cosa si distingue principalmente la "peer education" dal "peer tutoring"?

  1. La peer education promuove uno scambio orizzontale tra pari su temi anche extradisciplinari, senza una relazione asimmetrica di aiuto specifico come nel tutoring
  2. La peer education prevede sempre un tutor esperto che guida un compagno in difficoltà su una specifica disciplina
  3. La peer education è realizzabile solo tra alunni di età diverse, mentre il peer tutoring solo tra coetanei
  4. Le due espressioni sono sinonimi perfetti e indicano la medesima pratica didattica

La peer education è uno scambio orizzontale tra pari, diverso dalla relazione asimmetrica tutor-tutee del peer tutoring. (Didattica inclusiva — Peer tutoring e peer education)

22. Cosa caratterizza la metodologia della "flipped classroom" (classe capovolta)?

  1. Gli alunni fruiscono a casa dei contenuti teorici, ad esempio con video-lezioni, e dedicano il tempo in classe ad attività di applicazione e approfondimento guidate dal docente
  2. Gli alunni svolgono in classe la spiegazione frontale e a casa i soli esercizi di consolidamento individuale
  3. Gli alunni sostituiscono integralmente il docente nella conduzione delle lezioni
  4. Gli alunni lavorano esclusivamente in autonomia, senza alcuna interazione con i compagni

La flipped classroom inverte i momenti tradizionali: contenuti teorici a casa, applicazione in classe. (Didattica inclusiva — Flipped classroom)

23. Un docente vuole utilizzare il tempo in classe per svolgere attività laboratoriali e chiarire dubbi, assegnando come compito a casa la visione di brevi video esplicativi sul nuovo argomento. Quale approccio metodologico sta adottando?

  1. La flipped classroom
  2. Il cooperative learning
  3. Il peer tutoring
  4. La didattica metacognitiva

L'inversione tra fruizione dei contenuti a casa e attività applicative in classe è propria della flipped classroom. (Didattica inclusiva — Flipped classroom)

24. Cosa si intende per "didattica laboratoriale"?

  1. Un approccio didattico basato sul fare, sulla sperimentazione diretta e sulla costruzione attiva del sapere da parte degli alunni
  2. Una modalità didattica basata esclusivamente sull'ascolto passivo di lezioni frontali
  3. Una modalità di valutazione basata solo su test a risposta multipla
  4. Un metodo che esclude qualsiasi forma di lavoro di gruppo tra gli alunni

La didattica laboratoriale privilegia il fare e la sperimentazione diretta come via di costruzione del sapere. (Didattica inclusiva — Didattica laboratoriale)

25. Il problem solving, come processo didattico, prevede tipicamente quali fasi principali?

  1. Individuazione e definizione del problema, generazione di ipotesi di soluzione, verifica e valutazione della soluzione adottata
  2. Memorizzazione della soluzione fornita dal docente e sua ripetizione meccanica
  3. Lettura silenziosa di un testo seguita da una verifica scritta individuale
  4. Ascolto di una lezione frontale seguito da un'interrogazione orale

Il problem solving si articola in definizione del problema, generazione di ipotesi e verifica della soluzione. (Didattica inclusiva — Problem solving e problem based learning)

26. Un docente propone alla classe una situazione problematica reale e non strutturata, invitando gli alunni a formulare ipotesi, cercare informazioni e proporre soluzioni condivise, con il docente nel ruolo di facilitatore. Quale metodologia sta impiegando?

  1. Il problem based learning (apprendimento basato su problemi)
  2. La lezione frontale trasmissiva
  3. Il peer tutoring strutturato
  4. La verifica sommativa scritta

L'apprendimento organizzato attorno a un problema reale, con il docente come facilitatore, è il problem based learning. (Didattica inclusiva — Problem solving e problem based learning)

27. Quale elemento del cooperative learning si riferisce al fatto che ogni membro del gruppo deve rendere conto del proprio contributo, evitando che il lavoro ricada solo su alcuni?

  1. La responsabilità individuale
  2. L'interazione promozionale faccia a faccia
  3. L'interdipendenza positiva
  4. La valutazione di gruppo (processing)

La responsabilità individuale garantisce che ciascun membro renda conto del proprio contributo al gruppo. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)

28. Cosa si intende, nel cooperative learning, per "interazione promozionale faccia a faccia"?

  1. Lo scambio diretto tra i membri del gruppo, che si aiutano, si incoraggiano reciprocamente e condividono risorse per il raggiungimento dell'obiettivo comune
  2. La valutazione del docente sull'operato complessivo del gruppo al termine dell'attività
  3. La competizione diretta tra i membri del gruppo per l'attribuzione del voto individuale
  4. L'assegnazione casuale dei ruoli all'interno del gruppo senza alcuna interazione

L'interazione promozionale è lo scambio diretto di aiuto e incoraggiamento reciproco tra i membri del gruppo. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)

29. In una classe con un alunno con disturbo dello spettro autistico, un docente organizza un'attività di cooperative learning strutturando con precisione ruoli, tempi e regole di interazione, per ridurre l'imprevedibilità e favorire la partecipazione dell'alunno. Quale coerenza metodologica presenta questa scelta?

  1. È coerente sia con i principi del cooperative learning strutturato, sia con l'esigenza di prevedibilità e strutturazione tipica degli approcci per l'autismo, favorendo l'inclusione
  2. È incoerente, perché il cooperative learning richiede necessariamente l'assenza di ruoli e regole predefinite
  3. È incoerente, perché gli alunni con disturbo dello spettro autistico devono sempre lavorare individualmente, mai in gruppo
  4. È coerente solo se l'attività viene condotta esclusivamente dall'insegnante di sostegno, senza coinvolgere il docente curricolare

Strutturare ruoli, tempi e regole nel cooperative learning è coerente con l'esigenza di prevedibilità propria degli approcci per l'autismo. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)

30. Quale delle seguenti è una finalità specifica del cooperative learning in chiave inclusiva?

  1. Favorire la partecipazione attiva di tutti gli alunni, valorizzando le diverse abilità di ciascuno all'interno di un compito comune
  2. Selezionare gli alunni più capaci per affidare loro l'intero svolgimento del compito
  3. Ridurre al minimo l'interazione tra pari per favorire la concentrazione individuale
  4. Sostituire integralmente la valutazione individuale con una valutazione esclusivamente di gruppo, senza distinzione di apporti

Il cooperative learning valorizza le diverse abilità di ciascun alunno all'interno di un compito comune, favorendo l'inclusione. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)

31. Quale delle seguenti affermazioni sul cooperative learning è ERRATA?

  1. Il cooperative learning coincide semplicemente con il "far lavorare gli alunni vicini fisicamente", senza necessità di strutturare ruoli, obiettivi comuni o responsabilità individuali
  2. Il cooperative learning richiede una progettazione intenzionale di ruoli, compiti e obiettivi comuni
  3. Il cooperative learning prevede la responsabilità individuale di ciascun componente del gruppo
  4. Il cooperative learning è una metodologia coerente con i principi della didattica inclusiva

Il cooperative learning richiede una struttura intenzionale di ruoli, obiettivi e responsabilità, non la semplice vicinanza fisica. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)

32. Un docente, dopo un'attività di gruppo, dedica un momento in cui i gruppi riflettono su come hanno lavorato insieme, cosa ha funzionato e cosa migliorare. A quale elemento del cooperative learning corrisponde questa fase?

  1. Alla valutazione/revisione di gruppo (processing), che permette di riflettere sul funzionamento del gruppo stesso
  2. All'interdipendenza positiva, che riguarda il legame tra gli obiettivi dei membri
  3. Alla responsabilità individuale, che riguarda il contributo del singolo
  4. All'interazione promozionale, che riguarda lo scambio diretto durante il lavoro

La riflessione conclusiva sul funzionamento del gruppo corrisponde alla fase di valutazione/revisione di gruppo. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)

33. La didattica laboratoriale si fonda in particolare sul principio del "learning by doing" (imparare facendo), riconducibile in ambito pedagogico soprattutto a quale autore?

  1. John Dewey
  2. David Ausubel
  3. Benjamin Bloom
  4. Daniel Goleman

Il principio del learning by doing è centrale nella pedagogia attivistica di John Dewey. (Didattica inclusiva — Didattica laboratoriale)

34. Un docente vuole scegliere la metodologia più adatta per far sì che un alunno con difficoltà di attenzione sostenuta rimanga coinvolto attivamente durante una lezione su un argomento complesso, favorendo momenti di manipolazione e sperimentazione diretta. Quale approccio risulta più coerente con questo obiettivo?

  1. La didattica laboratoriale, che privilegia l'attività concreta e la sperimentazione diretta rispetto all'ascolto passivo prolungato
  2. La lezione frontale prolungata, che favorisce la concentrazione grazie alla continuità del discorso del docente
  3. La sola lettura silenziosa e individuale di un testo disciplinare esteso
  4. La verifica scritta strutturata come unica attività della lezione

La didattica laboratoriale, favorendo attività concrete, sostiene il coinvolgimento attivo di alunni con difficoltà attentive. (Didattica inclusiva — Didattica laboratoriale)

35. Una classe deve affrontare un tema complesso e il docente decide di dividere gli alunni in piccoli gruppi eterogenei per abilità, assegnando ruoli specifici e un obiettivo comune raggiungibile solo con il contributo di tutti. Quale metodologia sta applicando?

  1. Il cooperative learning
  2. La lezione frontale
  3. Lo studio individuale autonomo
  4. La verifica sommativa individuale

Gruppi eterogenei con ruoli e obiettivo comune raggiungibile solo insieme sono caratteristici del cooperative learning. (Didattica inclusiva — Cooperative learning)

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